martedì 15 gennaio 2008

E’ morta la comunicazione

Ciao amici,
sbaglio o questo blog ultimamente è diventato un concentrato di numeri? E le nuvole, si sono forse dissolte? Dove è finita la nostra voglia di comunicare? Anche il signor Azules, prima sempre presente si è definitivamente dileguato? E Giò, il suo bellissimo post è destinato a restare una tantum? Che peccato! Ci stiamo perdendo quella bellissima opportunità per esprimere i nostri pareri, i nostri pensieri…non dicevi così, Livio, poco tempo fa? E anche lei ing. Conte mi sembra fosse dello stesso parere…Eppure il confronto è un modo per crescere, uno dei modi migliori a mio parere, e con un pizzico di buona volontà trovare argomenti su cui confrontarsi non è così difficile…peccato
L.

8 commenti:

azules in smart ha detto...

Una favola arriva così, all'impovviso sulle ali del vento. Non chiede spiegazioni, istruzioni per l'uso, chiede solo comprensione e partecipazione. Un'amicizia come una favola, libera e cristallina per un'età limpida. Ma con il tempo tutto passa, tutto scorre e anche le favole possono allontanarsi. Ricordo tutto. Lei, noi, insieme ma divise, uguali ma diverse. Insieme quando cercavamo di affrontare la vita, divise quando non ci riuscivamo. Uguali quando volevamo assomigliarci, diverse quando ci completavamo. Una complicità fuori dal normale, una storia irripetibile. Ma come tutte le cose belle destinata a rovinarsi. E tutto vola via, rimangono i ricordi, i brividi, le vecchie emozioni e il desiderio che tutto ritorni come prima. Ma anche affacciandosi alla finestra si capisce che quel desiderio è e rimarrà per sempre un desiderio. Troppi sforzi, troppe parole, troppe lacrime e nessun risultato. E all'improvviso arriva l'illuminazione. "Vale la pena combattere da sola per una storia da vivere in due?". E no, non ne vale la pena. E rimani con gli occhi chiusi, lì, davanti a quel mare che ha deciso la storia di due vite, di due anime che forse un giorno si rincontreranno. E ti abbandoni al colore limpido del mare, assaporando i ricordi.

Anonimo ha detto...

Per quanto mi riguarda mi sento un po' come il Vesuvio.Cova e cresce dentro di me un'insoddisfazione di fondo che credevo francamente superata.Ma è bene che mi controlli e mi trattenga per non compromettere quel poco di buono che sinora sono riuscito a produrre(a scuola).Devo resistere ancora sei mesi e spero di farcela.Il mio silenzio non è apatia ma una vitale necessità....saluto calorosamente tutto il corso e un grosso bacio a tutte le siriane....

Anonimo ha detto...

Per quanto mi riguarda, non amo più questo corso come una volta.
Obietto da solo, prima che lo faccia qualcun altro, che in ogni caso sono pagato e che quindi non avrei il diritto di lamentarmi; rispondo che sto parlando di amore per il corso, non della professionalità che – credo – continuo a fornire. Ormai molti sanno che a dicembre ero risoluto ad andarmene; ho deciso di restare per l’affetto e stima ricevuti da molte persone (alcune perfino inconsapevoli del ruolo che hanno rivestito nella mia scelta), ma soprattutto sono rimasto perchè non sopporto le opere incompiute. Ormai giugno è vicino e - sia pure turandoci il naso - dobbiamo andare avanti e terminare il lavoro. Poi ci penserà l'estate a liberare le nostre narici dalla puzzetta che ultimamente aleggia sullo spirito di Sirio.
Elio

azules in smart ha detto...

Ho sempre detestato il concetto di valore in Italia. Quello che succede da noi è il rovescio di quello che succede dagli altri. Tutti devono avere pari possibilità così è per tutti gli stati del mondo. Pari possibilità in partenza vuol dire che tutti possiamo ambire a fare le stesse cose con le stesse possibilità. Senza distinzione di razza religione o portafoglio. Poi una volta partiti dal traguardo alla pari è giusto che ad avanzare siano i migliori i più preparati o i più fortunati. Da noi la selezione avviene in partenza, se hai il portafoglio pieno puoi scegliere scuole migliori, università migliori, se conosci qualcuno parti avvantaggiato e così via. Siamo semplicemente rovesci. Lo sperimento tutti i giorni nel mio lavoro e mi dispiace ogni volta che sento persone libere, brave ed intelligenti gettare la spugna.....mi dispiace davvero caro Elio.........

Anonimo ha detto...

io credo che questo malumore nasca da una condizione direstrizione e di malorganizzazione di tutto il sistema scolastico e non solo.. dipende anche dalla stanchezza che portiamo sulle spalle giorno per giorno. Ognuno di noi è complice e partecipe di qusta situazione e per questo dobbiamo cercare di rimanere uniti e terminare assieme quest'anno scolastico.

Per far questo credo sia necessario soprattutto reinstaurare quella complicità tra compagni e professori che rendeva tutto più interessante.. e tutto meno pesante.

ZOGGIAND

Anonimo ha detto...

Se avessi gettato la spugna, sarei in qualche asilo a occupare la cattedra nelle ore di fisica, oppure al Sansovino di Oderzo a fare ferie pagate. Evidentemente quando scrivo – è già successo un’altra volta – non riesco a essere chiaro. E adesso buon lavoro a tutti.

Elio

P.S.: hai visto Laura, che la comunicazione è viva e vegeta, basta che qualcuno trovi la voglia di cominciare...

Anonimo ha detto...

Ciao ragazzi, che piacere finalmente vedere i vostri commenti!
Caro Michele, mi piace credere che le cose non siano finite!
caro Livio, comprendo i tuoi sentimenti ma credo, forse sbagliando, che tu stia prendendo la questione scolastica anche troppo a cuore: è butto vedere che i compagni di classe non ti seguono nelle tue iniziative ma non restarci troppo male, è sempre stato così e ci sono cose ben più importanti!
Caro Elio,
la stanchezza che senti non è limitata a te, si estende anche a tutti noi, probabilmente a tutta l'italia...come si fa ad essere ottimisti quando tutte le cose vanno a rotoli, dall'immondizia napoletana agli insegnanti irresponsabili? Comprendo pienamente i tuoi sentimenti, sò che non è facile quello che sto per dire ma per me le cose sono così: noi possiamo scegliere di essere felici o di non esserlo, è una decisione che dobbiamo prendere dentro di noi: se scegliamo la felicità le cose brutte non cesseranno di esserci ma sapremo sempre affrontarle con coraggio ed ottimismo: questo è l'isegnamento di mia madre, una donna rimasta orfana da giovane che ha perso sei figli,che ha sempre avuto accanto un marito depresso e che non ha mai smesso di ripetermi il valore di un sorriso...
Un Bacio a tutti
L.

Anonimo ha detto...

pizza????


zoggiand